Domenica non è stata una buona giornata, musi lunghi e facce imbronciate, capita. Mi sento di affermare che quando le giornate prendono questa piega, e qui chiedo conferma alle amiche foobloggers, è opportuno stare lontane dai fornelli, non si combinano altro che disastri. Nell'ordine: ho bruciato un soffritto di cipolle e prezzemolo, ho fatto attaccare i fagioli alla pentola e ne ho sbagliato la cottura. Un cataclisma.
Quando le giornate prendono questa piega nulla gira per il verso giusto e anche il semplice gesto di apparecchiare la tavola diventa un problema di Stato: la tovaglia non va, assurdo non averlo mai notato prima. I piatti ci irritano, le posate ci annoiano, la caraffa dell'acqua ha un alone di calcare: che affronto!

Quanti pensieri per la testa, basta un "la" e le frasi cominciano a uscire... e a far male, perché le giornate che prendono questa piega sembrano fatte apposta per litigare. Perciò ognuno fa a modo suo, seduti a un tavolo che segna il confine di questo campo di battaglia si tace e si alza la voce, si avanza e si indietreggia, ci si attacca e ci si difende.

Perciò al diavolo il pranzo e chissenefrega, al diavolo piatti, stoviglie e fagioli e chissenefrega, esco-porto-fuori-il-cane e chissenefrega, buona domenica.... e chissenefrega.

Poi la sera ci riporta la cena, e la cena ci riporta in cucina. E ci rincontriamo qui, come nella piazza di una città, per dirci - prudenti ma già bendisposti - un nuovo, stentato, indispensabile 'ciao'.

















































