
"Domenica, le undici. [...] L'ordine gerararchico all'interno della mia vita è un po' cambiato. 'Una volta' preferivo cominciare a stomaco vuoto con Dostoevskij o con Hegel, e a tempo perso, quand'ero nervosa, mi capitava anche di rammendare una calza, se proprio non si poteva fare altrimenti. Ora comincio con la calza, nel senso più letterale della parola, e poi, pian piano, passando attraverso le altre incombenze quotidiane, salgo verso la cima, dove ritrovo i poeti e i pensatori."

"Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo su cuore, o addirittura mangiarmelo (...) provavo un desiderio troppo fisico per le cose che mi piacevano, le volevo avere. E' per questo che sentivo sempre quel doloroso insaziabile desiderio, quella nostalgia per un qualcosa che mi appariva irrangiungibile, nostalgia che chiamavo allora 'impulso creativo'. Credo che fossero queste forti emozioni a farmi pensare di essere nata per fare l'artista".

"Venerdì mattina, le otto. Signore, dammi meno pensieri e più acqua fredda e ginnastica alla mattina".

"Mercoledì mattina, le sette e mezzo. (...) Quest'ora prima della colazione è per me come una piattaforma per salire sulla mia giornata. C'è una gran tranquillità, anche se i vicini hanno la radio accesa, e anche se Han - seppure pianissimo - sta russando dietro di me. Non c'è proprio nessuna pressione intorno".

"Mercoledì mattina, le nove e mezzo. Ieri sera, mentre andavo da lui in bicicletta, avevo dentro un grande e dolce desiderio di primavera. E mentre pedalavo sognando sull'asfalto della Larissestraat tutta impaziente di vederlo, d'un tratto mi son sentita accarezzare da un'aria tiepida di primavera e ho pensato: anche questo va bene. Perché non si potrebbe provare un grande e tenero trasporto per una primavera (...)? Sì, perché non si potrebbe avere un'esperienza amorosa con una primavera? E la carezza di quell'aria era così tenera e così universale che le mani di un uomo, anche le sue, mi sembravano ruvide al confronto".
Tutte le citazioni sono tratte da:
Etty Hillesum, Diario 1941 - 1943, Adelphi
Grazie a Papavero di campo.


