








giovani narcisi
una mela a specchio
poesia
il buon vecchio Benjamin
un bijou
un paralume righettato
un ranocchio in malachite
borsette fru-fru











Mi piace tanto dire che in questa mia casa cosentina non v'è mobile che sia stato acquistato. Tutti sono stati donati, recuperati, costruiti, inventati. Raccontano un sacco di storie, lo specchio sopra - ad esempio - giaceva in un deposito romano insieme al suo buffet, poiché a seguito di un trasloco non aveva trovato nuova collocazione. Vi è rimasto per anni e anni, poi qualcuno ha deciso per lui... e per me.

C'è un po' di Thai...
C'è un allegro gracidare...


cineserie da bazar su cornici che hanno perduto lo specchio...

e penduli sacchetti di seta impegnati ad emanare fragranze.
In questa casa c'è tanto di me e forse proprio per questo mi manca così tanto. Per arieggiare e pulire ho riaperto ante e rivisto cose. Quest'ultima non ho potuto proprio ignorarla, anzi, lasciandole indietro il suo servizio completo l'ho piazzata in bella mostra... vi presento la mia unica e sola zuppiera.
Buon Anno Nuovo.
a.o.


Avendo già cotto il tacchino la sera prima, per una zuppa di cui vi racconterò, non ho dovuto far altro che tagliare la fesa in tocchi, e aggiungerla ai pomodori verdi e rossi aggiustati in insalata, un pizzico di pepe, un pizzico di fleur de sel de Guerande, olio extravergine d'oliva e una bella spolverata di origano secco. Volevo aggiungere anche l'aglio, ma - non so perché - è rimasto solo un proposito.
Di fatto questo pranzo è stato veloce. Avevo altro per la testa. E voi mi chiederete "ma che cosa, Aiuola" e io vi rispondo "il cuore e la stella".

Pensate che siano frutto della mia mano? No girls, forget it! Li ho visti semplicemente fare capolino dal basso di un espositore, in un mega-magazzino in cui mi sono imbattuta tornando a casa. Così mi sono abbassata anch'io, li ho sprimacciati un po' e li ho portati via con me.
Che sia Natale o no, c'è sempre posto nell'aiuola per un cuore e la sua stella.



e poi questo, in cucina:
e un Sommy raggiante, tra forbici e metro, che recita allegro: s-o-o-o-r-p-r-e-s-a!
Ahhhhh. Avrei potuto fermarlo, aveva appena cominciato. Avrei potuto spiegarglielo, ma cosa? le mie turbe mentali legate a le fleur de lis florencée ? Ho sorriso, invece. A denti stretti, vabbè, ma vale uguale, mentre tra me e me ripetevo non è poi così male, non è poi così male, non è poi così male. Ho posato giacca e borsa e mi son messa ad aiutarlo contenta della sua ignara sorpresa, e svelti svelti, in dieci minuti abbiamo finito.
E questa è la storia di come il gigliuccio fiorentino sia tornato preponderante nella mia vita, e di come abbia lasciato indietro i cassetti e si sia conquistato, addirittura, un posto in vetrina.
Qui il "dietro le quinte" in cucina (anche quello ha il suo fascino)... seguito da un pronto intervento di a.o., rapido e risolutivo. Affiancare le due foto dà un po' l'effetto "bacchetta magica"... sì, be', in realtà dopo tutto il riordinare, la constatazione che sia solo un effetto risulta alquanto irritante!
"salagadula
magicabula
bibidi
bobidi
bu"
