Quello che cercavo davvero per questa estate, quello che desideravo con tutte le mie forze, era rinfrancare lo sguardo, tenderlo a un orizzonte blu e goderne la vista, trascorrendo così la mia giornata. Tutte le altre azioni: leggere, nuotare, pranzare o cenare le volevo di contorno e comunque supportate costantemente dal blu dipinto di blu. Così è stato, grazie anche alla casa che ci ha ospitato e che ha magicamente reso me e Sommy i castellani di un borgo antico, nel pigro avvicendarsi dei giorni di villeggiatura.

Con la sua terrazza a strapiombo, niente sembra separarti dal mare, e al tempo stesso dal cielo. E in questo spazio sospeso, anche il tempo è sospeso se non fosse per le ore, che si tradiscono per il loro ostinato inseguire la rotta del sole. Ah, come si sta bene qui, talmente bene da far nascere in te pensieri di svolta, pensieri segreti di fuga. Talmente bene da immaginare impensabili occasioni che ti consentano di restare qui per sempre, tangibili, convincenti, come se fossero davvero realizzabili. Oh, magia! Indulgenza della mente che ci concede ancora e sempre il dolce sognare ad occhi aperti.

Uno sfrontato fiore di ibiscus e la sua ape innamorata mi riportano al giardino e da quel blu della vista sul mare al verde chiaro e scuro di piante indigene ed esotiche (uno splendido albero del pane del Borneo carico di frutti).

Bouganville, gerani, gelsomini, ma anche fichi d'india, peperoncini di ogni grandezza e colore, basilico alto, quasi frondoso. Odorosi alberi di limone e fichi e un attorcigliato, nodossissimo tronco di vite che offre i suoi grappoli pieni e pesanti di uva zibibbo. Sto molto bene!

Mi abbandono all'olfatto e seguo la scia del caffè che Sommy ha preparato, come di rito, prima di andare in spiaggia. Me lo gusto, sorseggiadolo esposta, così, al blu e alla brezza marina. Seguirà adesso quella calma ricerca di cose da mettere in borsa: i teli, la crema solare, le pesche e i crackers per pranzare in spiaggia, i libri, gli occhiali da sole, pochi spiccioli, la patente. Andiamo.
Ce ne stiamo seduti con le gambe nell'acqua spumosa, quella che una piccola onda, fin troppo placida, riesce a creare. Questa spiaggia è quasi deserta, vi si accede da una stradina sterrata che costeggia gli orti dei contadini a valle del borgo. Un piccolo ponticello, poi uno più grande sopra al quale passa la ferrovia, attraversato il quale si trova un gozzo bianco e azzurro, arenato, a salutare chi arriva.
La vita in spiaggia scorre lenta, i movimenti pigri accellerano il ritmo solo nell'acqua, ... eccezione fatta per il morto a galla, s'intende.
Pietre di ogni forma e colore, le divido compulsivamente: le verdi al basilico, le bordeaux alla cipolla di tropea, le bianche e nere a puntini al pepe nero e fleur de sel, le color senape alla senape o mostarda. Sono tentata di confezionarle in barattoli di vetro come fossero conserve, è certo che avrò bisogno di guardarle spesso per affrontare questo nuovo inverno. Invece le restituisco al mare e lascio che l'onda se le riprenda.
Sommy affonda la fronte stempiata tra le pagine del suo libro e non gli sembra vero che abbia tanto tempo per leggere: "ammazza!" è il suo intercalare attuale. Il romanesco ben verbalizza la sua incredulità difronte al dolce far niente.
Aspettiamo sempre il tramonto prima di tornare a casa, ma stasera no, perché stasera è l'ultima, domani si ritorna in città. Perciò ci godiamo la nostra casa blu che tanto ci ha regalato in questi giorni di vacanza, ci gustiamo ancora il giardino con la sua piccola aiuola odorosa marina, ci dondoliamo sull'amaca indiana sotto le foglie di zibibbo e aspettiamo il momento in cui il sole si divide in due tra cielo e mare.

Certo, avere un sommelier a portata di mano aiuta.